Giulietta Iannone per "Liberi di scrivere" 06/02/2018

Benvenuto Federico su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Sei Professore dell’Università di Studi Internazionali di Pechino. La tua specialità è la storia letteraria e culturale di Parigi. Hai insegnato per molti anni in Francia e hai fatto parte dell’équipe di ricerca dell’Università di Paris-Sorbonne. Parlaci dei tuoi studi, dove hai studiato, che materie, che ricordi hai della tua vita da studente?

Cara Giulietta, è un vero piacere per me essere ospitato dal tuo blog. Per cominciare ti dico che il mio percorso è segnato da quel nomadismo che oggi caratterizza, per vocazione o per necessità, la vita di molti giovani italiani. Tutto è iniziato all’Università di Torino dove ho studiato Lettere moderne. Sono stati anni di studio appassionato e molto intenso. Di Torino ricordo soprattutto gli aperitivi in piazza Vittorio, i portici di via Po, l’austera eleganza dei suoi palazzi. La città mi ha trasmesso un sentimento di ordine e di vaga grandezza che in qualche modo è entrato a far parte di me. Ho completato la mia formazione a Parigi, dove mi sono trasferito per il Dottorato in Letterature comparate. Ho trascorso nove anni in Francia. In quel periodo ho letto forse di meno e mi sono lasciato trasportare dal clima spumeggiante della città. Ho frequentato persone che venivano da ogni parte del mondo, persone anche molto diverse da me. Ciò mi ha permesso di acquisire una mentalità più aperta e cosmopolita. Approfittando del fondo sterminato di libri e di documenti della Biblioteca Nazionale, mi sono specializzato nella storia letteraria di Parigi.

Ora insegni e per giunta in Cina, un paese ancora lontano e misterioso per noi italiani. Raccontaci qualcosa della tua vita in Cina, come ti hanno accolto, come ti sei ambientato, come i tuoi studenti si immaginino sia l’Italia, amano questo paese, la sua letteratura, le sue usanze?

Quando si arriva in Cina e non si parla cinese ci sono tante difficoltà pratiche da superare. Come leggere o scrivere il proprio indirizzo? Dove trovare il pane? Come comunicare con le persone visto che quasi nessuno in Cina parla lingue straniere? Sono stato obbligato a mettere in discussione il mio stile di vita e le mie certezze, ma questo sconvolgimento mi ha permesso di “ricostruirmi” in un modo più completo e complesso. Per il lavoro mi sono trovato subito bene. In parte per la disponibilità dei colleghi e degli studenti, in parte perché ho saputo adattarmi velocemente alla mentalità cinese. Diciamo che la vita per uno straniero a Pechino non è per niente facile, ma se ce la fai a resistere puoi approfittare del clima effervescente della città: ti nutri dell’energia che circola nell’aria e che ti spinge a “voler fare”.

Cosa consiglieresti ai ragazzi italiani che volessero seguire le tue orme. Studiare le lingue? Leggere libri nella lingua del paese dove si vuole andare a vivere? Imparare gli usi e costumi del posto?

Per intraprendere una carriera accademica o comunque tentare un percorso internazionale occorre in primo luogo saper rinunciare alle comodità di casa propria. Molti ragazzi italiani sanno parlare le lingue straniere. Ho però la sensazione che alcuni di loro, specialmente i giovanissimi, abbiamo una certa difficoltà a interpretare il mondo di oggi. Per vivere nel presente non è sufficiente saper usare Instagram, vedere un telefilm in inglese o scattare fotografie con il cellulare. La vera sfida, quella che i giovani dovrebbe intraprendere, consiste nel rivoluzionare se stessi e acquisire una visione del mondo più flessibile e nuova.

Come è la vita culturale a Pechino. Ci sono tante librerie, fiere del libro, incontri, presentazioni, case editrici?

Il fascino della Pechino di oggi risiede nel contrasto tra tradizione e modernità. Si può trovare chi fa un barbecue improvvisato ai piedi di un grattacielo. È una città dove confluiscono persone da ogni regione della Cina e si può dire in un certo senso che si tratta di una metropoli multi-etnica. La vita culturale è interessante perché a Pechino ci sono soprattutto tantissime università. È possibile assistere a conferenze, collaborare con ricercatori e partecipare a molte attività accademiche. Questa è una delle ragioni per cui amo Pechino. Per quanto riguarda le librerie, invece, devo dire che in città sono davvero pochissime: un po’ perché la gente lavora tanto e non ha tempo per leggere, un po’ perché i libri qui si comprano quasi esclusivamente on line e vengono consegnati a casa.

Quali sono i libri cosiddetti bestseller attualmente in Cina? Si pubblicano libri stranieri? Anche italiani?

Ci sono diversi libri italiani famosi in Cina, dal Decameron ai romanzi di Calvino e di Elena Ferrante. Purtroppo però nei paesi asiatici i libri in inglese prevalgono rispetto agli altri stranieri: e questo avviene non perché la letteratura anglo-americana sia migliore rispetto alla nostra – o a quella francese, portoghese, araba ecc… – ma solo perché tutti studiano l’inglese e la gente finisce per credere, erroneamente, che i libri in quella lingua abbiamo un’importanza maggiore. Ciò accade purtroppo anche in Italia. La missione di un professore di cultura italiana e francese in Cina consiste anche nel mostrare agli studenti che non si può appiattire la cultura europea o “occidentale” a quella americana.

Hai pubblicato da poco un libro dal titolo Flâneur. L’arte di vagabondare per Parigi. Questo lavoro, che si situa a metà strada tra il saggio e il racconto auto-biografico, è il frutto di anni di ricerche e di avventure a Parigi. Il libro giunge al seguito di diverse tue pubblicazioni universitarie e racconti sul tema della flânerie e del rapporto tra letteratura e storia urbana. Ce ne puoi parlare più approfonditamente?

Durante gli anni passati a Parigi ho scritto molte cose sulla flânerie: saggi accademici, ma anche racconti e narrazioni delle mie avventure urbane. Avevo tutto sul mio computer e, quando sono partito dalla Francia, ho pensato che fosse giunto il momento di dare un senso a quel lavoro. Ho pensato a un libro che fosse al contempo teorico e romanzesco, secondo il modello usato da Benjamin per il suo lavoro sui passages parigini. Ho quindi ideato una struttura che alterna capitoli narrativi (numeri dispari) e saggistici (numeri pari). Ho immaginato così che il lettore potesse muoversi liberamente nel mio libro, come un vero flâneur.

Come mai hai scelto l’autopubblicazione?

Per l’edizione italiana, così come per quella inglese e per quella francese che uscirà in primavera, ho provato la via dell’auto-pubblicazione. È stata un’avventura appassionante, ma di certo non un’improvvisazione, almeno nel mio caso. Sono arrivato a questa scelta dopo aver scritto una tesi di Dottorato e dopo aver pubblicato articoli e saggi su importanti riviste accademiche francesi, italiane e inglesi. Ma soprattutto mi sono avvalso dell’aiuto di eccellenti collaboratori: un ottimo editor e un designer per la produzione del libro in formato cartaceo ed e-book. Per le traduzioni mi sono rivolto a professori universitari conosciuti e di esperienza. Devo dire che la mia è stata una scelta vincente, sia per i tempi rapidi di pubblicazione, sia per le vendite che sono state davvero importanti e hanno superato ogni mia previsione. Auto-pubblicarsi significa prendere in mano il proprio destino e non attendere che siano altri a decidere per te quando, dove e come le tue parole e le tue idea verranno rese pubbliche. Tuttavia è un strada impegnativa e insidiosa, che consiglio solo agli autori che hanno già qualche esperienza editoriale e qualche soldo da investire.

La parola flâneur deriva dal verbo francese flâner che significa «gironzolare», «perdere il proprio tempo». Cosa distingue il flânerdal semplice turista?

Il flâneur è un personaggio storico, una delle figure tipiche della Parigi ottocentesca, ma può essere anche inteso, oggi, come il simbolo di un atteggiamento nuovo rispetto alla città. Il flâneur – e usando questo termine mi riferisco a un soggetto che può essere sia maschile che femminile ovviamente – abbandona il punto di vista ristretto del turista che ha imprigionato la città nei cliché della televisione, del sentito dire, dei giornali. Il flâneur si sottrae alla macchina del consumismo che tende a ridurci a passivi ricettori di uno spettacolo, ad automi. Il flâneur mantiene un atteggiamento ambiguo rispetto alla città: un certo distacco critico proprio del detective che analizza le facce e le andature dei passanti, e, al contempo, una volontà di immergersi nella folla fino a confondersi con essa.

Parigi la conosco, ci torno almeno due volte all’anno, ma per me la Cina è un grande amore, anche se non l’ho mai visitata. Ci descriveresti un itinerario tipo per chi volesse vederla per la prima volta?

Ci sono tante città interessanti in Cina. Alcune sono famose anche in Italia, come Canton, Shanghai o Xi’an, altre sono davvero molto belle ma misconosciute, come Xiamen, Qingdao o Tianjin. Se dovessi consigliare una sola città in Cina, per chi avesse davvero poco tempo, consiglierei però Pechino: per la sua centralità storica, politica e culturale e perché permette in un solo colpo di vedere il lato più moderno e quello tradizionale della Cina.

Il tuo sito internet, per chi fosse curioso è : federicocastigliano.com. Ricevi tanti messaggi dai lettori? Come possono contattarti e come interagisci con loro?

Si, ricevo diversi messaggi di lettori che mi contattano attraverso il mio sito o la mia pagina Facebook. Alcuni mi scrivono per farmi complimenti e ciò fa sempre piacere. I consigli e le critiche anche sono utilissimi. Il contatto con i lettori è indispensabile per migliorare e per dare un senso al proprio lavoro. La scrittura deve essere intesa come un processo piuttosto che un risultato imperfettibile. Cerco quindi di ascoltare i giudizi e i desideri di chi mi scrive, perché dal confronto con loro posso imparare molte cose.

Grazie Federico, è stato un vero piacere conversare con te, come ultima domanda ti chiedo, ringraziandoti della disponibilità, se hai in progetto altri libri, autopubblicati o meno?

Con la mia collega Sunshuang dell’Università di Studi Internazionali di Pechino stiamo lavorando alla versione cinese di Flâneur, che sarà pubblicata da una casa editrice di Pechino. Si tratta di un lavoro complesso, non solo sotto il profilo strettamente linguistico. Bisogna spiegare ai cinesi questo concetto di “vagare senza una meta” che, di primo acchito, potrebbe sembrare assurdo. Devo ammettere che tradurre un libro in diverse lingue straniere è un impegno molto duro, ma necessario vista l’aspirazione cosmopolita del mio progetto. Un libro mai tradotto, disponibile solo in italiano, mostra chiaramente la sua dimensione locale e in un certo senso “provinciale”. La traduzione è per così dire la “prova del nove di un testo”: ti costringe a confrontarti con altre mentalità, con altre persone (a partire dai traduttori). È una prova difficile nella quale gli orpelli, ma anche le trovate e le bellezze stilistiche di cui lo scrittore andava fiero, si sfaldano e sbiadiscono e rimane così solo il significato nudo del libro. Credo però che un testo ben costruito possa e debba resistere al “terremoto” della traduzione. A parte ciò, sto lavorando allo stesso tempo a un nuovo libro che rappresenta in un certo senso lo sviluppo o il seguito di Flâneur. Per il momento non posso dire di più. Però devo ammettere che questo secondo lavoro mi impegna ancora di più rispetto al primo. Forse è per tutti così: quando scrivi il libro di esordio lo fai quasi per gioco, ma una volta che hai ottenuto un certo successo e ti sei creato un pubblico che ti segue, allora non puoi più permetterti di sbagliare.

https://liberidiscrivere.com/2018/02/06/un-intervista-con-federico-castigliano/

Secoo Lifestyle 29/12/2017

城市漫步者Federico Castigliano:我想捕捉每一个瞬间的美感

在今天,城市中是否仍旧存有诗意,游吟诗人是否能在此间存活?

19世纪的欧洲,奥斯曼工程后的新巴黎,曾经催生过无数流连其间的迷失者,这座城市的街景片段化为诗歌与画作存留,另后人心生向往。而一个看似虚无的概念,如何落于纸面,在半个多世纪后遇到欧洲另一处的少年,将他引领至巴黎,又绕过大半个地球,出现在遥远的东方城市,落座于我的面前。这其中如草蛇灰线般蜿蜒的情结流转让人无比好奇。

在北京冬天的下午,我见到 Federico Castigliano(费德里科·卡斯蒂利亚诺)—— 一位“城市漫步”文化的研究者、实践者,城市漫步主题书籍《Flâneur. The art of wandering the streets of Paris 》的作者。用一个下午的时间,在寺库·生活方式的独家专访中,Federico 也将一个模糊的概念,逐步清晰、立体地展开在眼前。

Federico 有一张属于中世纪的面孔、意大利男人才有的性感口音和法国男人的优雅,游历过的城市在眉眼之间留下印记,混合成一种难以言状的复杂气质。但在任何地方,天然的疏离感又让他让他拥有在人群中一眼被辨别的能力,这大概源自种种社会身份之外的另一个角色 —— “城市漫步者(法文flâneur)”。

25岁之前,Federico都生活在家乡——意大利都林。 这个集合古老与现代的城市在欧洲精神之外,缭绕着北欧与地中海文明的平衡气氛,并曾作为公爵们的中心城市密集分布着博物馆、宫殿、纪念碑和教堂。人们漫步在长长拱穹下,品尝咖啡,沉浸在怀旧的气氛当中。“都林,包括广义上的意大利,都拥有悠久的历史。我热爱那里的文艺气息,却不想因此而变得狭隘。” Federico 抛出离家的初衷。

尽管儿时父亲和祖父在城市间随意游荡的景象一直留在Federico心里,但去往“别处”的愿望仍旧像草一样蔓延,直到他在大学期间读到19世纪法国诗人波德莱尔的作品。“就仿佛跨越时空遇到了另一个相似的灵魂,波德莱尔以他对当代城市的美学理解深深影响了我”, 在Federico看来,波德莱尔早已超越文学,像一个当代艺术家一样存在、思考。

事实上,在文学成就之外,波德莱尔也的确用一段段散文诗勾勒出的巴黎样貌,首次将漫步与艺术创作联系了起来,他使“城市漫步”成为一个美学词汇,描绘了现代都市充满活力、却昙花一现的美。也让“城市漫步者”真正确立了作为城市生活意识形态的价值。

在巴黎的生活是 Federico 一生难忘的时光,他将自己完全沉浸在漫步文化的诞生地,循着波德莱尔的文字去到他提过的每一处风景,并最终成为了一位真正意义上的漫步者。

那么,漫步者的完整历史究竟应当追溯到什么时候?

“起初,漫步者通常是有钱人甚至是纨绔子弟,他们衣着讲究却独往独来,拥有深刻的批判性智慧。”  在Federico的印象中: 

“漫步者的无所事事与巴黎格格不入,

他们在喧嚣的人群中穿过,

冷漠地评论着周围的一切。”

正如《巴黎:一百零一种生活》所说:漫步者随处可见,但只有巴黎才是他们的天堂。 巴黎一度也是Federico的天堂,承载着一生难以忘记的时光。

他在自己的作品《Flâneur. The art of wandering the streets of Paris 》中,用流畅而忧郁的文字记录了自己作为“城市漫步者”的一天:去往教堂的途中,我发现自己偏离路线,身处第五郡西边的圣日耳曼大道上。我绕道来观察坐在咖啡桌旁的美丽的人们,呼吸巴黎这个角落的典型氛围。 马布龙地铁站附近的小街道没有平日夜晚的热闹,异常安静。路过酒吧的时候,我呼吸到被啤酒浸泡过的木头气息。从雷恩街右转,佛罗里达咖啡厅里坐着城中名流、电影明星和时尚宠儿,他们坐在床边喝咖啡,看风景时,也被当做风景。纯粹的个人风格与宏伟的建筑等城市景观结合在一起成为一个非凡的整体。整整一天漫步带来的疲惫,让我产生了一种修行般的灵魂游离。

主观摈弃或是在过程中彻底遗失目的地,完全沉浸在周围的环境中,打开所有感官,使自我被环境淹没。这正是漫步者的意义 ” Federico 说,漫步者渴望忘我,他们是唯一愿意“嫁给人群”的人。△ Federico的书目前已经以意大利语和英语出版,中文版也即将于2018年面世。

在他看来,巴黎天生就是一个适合散步的地方,主要在于这里的人是与城市场所共同发展起来的。林荫大道,小街巷弄和巴黎广场使整座城市成为“居所”。人们栖息在如家一般的露天咖啡厅,而当他们观赏沿街的风景,又仿佛身处电影院。

“巴黎是寂寞的毒药,

是最新的,最高深莫测的迷宫,

漫步者深入其中有可能会迷失自己。

但即便如此,九年之后,他仍旧选择了离开。“在贸易华丽的橱窗背后,在旅游的陈词滥调背后,在巴黎成为多种文化中心的乌托邦思想的背后,巴黎正在失去它原有的漫步者乐园的特质。” Federico 引用作家朋友雅克·里达 —— 巴黎最后的漫步者的话作为对自己惆怅情绪的表达:

“这里保留着历史的城市,

也保存着我的过去,

是属于我的‘巴黎的废墟’

Federico为自己选择的下一个目的地是充满东方文化魅力的中国北京。到今年底,他也已经在此生活、工作了4年。但这个处于急速转型当中的庞大城市是否真的存有“城市漫步”的条件?焦虑的人们,拥挤的交通,时常糟糕的空气,宽阔无边、尘土飞扬的马路,几乎一切粗粝的景象跟巴黎朦胧精致的美感都相去甚远,“漫步者”于此,是否不啻于搁浅在沙漠的鱼儿?

对此,Federico的答案是毋庸置疑的“否”。经过4年的体验与观察,他最终得出一个颠覆以往漫步理论的结果 —— “漫步者生于巴黎,但今天,他可以在任何地方生存。

他在北京的住所位于三里屯,工作的地方在五环外的通州北京第二外国语学院。此外,二环里的胡同,和五环外的校园,随处都可以安放一段静谧的“漫步”时光。因此,Federico成为校园里无法忽视的风景,也难免受到质疑。

“在当下的中国,人们无法理解这种看似浮夸的生活方式,并将其视为矫揉造作的‘形式主义’是正常的。”  Federico比我想象的坦然许多,“在北京,居住成本很高,工作压力大,人们一刻不停地奔向目标,但‘漫步’ 却是关于‘慢’的。”

这让我想到,我们曾经也有过如诗一般的时代,它存于一位老人的诗句里,那是一个车马与日色缓慢,一生只够爱一个人的旧日时光。

 

就像印度瑜伽第一次传入中国的时候,我们尚且不知道如何与身体对话;在灵修与静坐的概念风靡之前,我们也不知道如何与自我相处,在今天, “城市漫步者” 仍旧是一个听起来有些缥缈的概念。但也许当你试着抛却目的、消隐自我、淹没在周围的环境中,才会真正逃离自我桎梏,与一个更加舒展、超然的灵魂相

Q & A

Q1  最近在读什么书?

最近在看的一本书是意大利作家 italo Calvino 的 《隐形的城市》(invisible cities)。很久以前我读过这本书,但今天,当我再次游走在字里行间,我更加理解和欣赏作者庞大缜密的叙事结构。

Q2  最近看过一部好的电影推荐?

说实话我很少看电影,我的生活安排的很满。在书中我也说过:对于漫步者来说,生活就是舞台

Q3  讲一件最近让你印象深刻的人或事,并解释原因。

请参考Q1的回答。

Q4  你如何定义自己与世界的关系?

我尽最大的力量逃离和消隐自我,以此聆听来自世界的声音。

Q5  用一句话解释你所理解的“生活方式”?

很简单,生活方式在我这里就是成为“城市漫步者”。

http://mp.weixin.qq.com/s?__biz=MzU5NDMyMTY4MQ==&mid=2247483970&idx=1&sn=fff452149321e344b1700a5063ff1d12&chksm=fe024a3cc975c32ad931b6bfa8dd6a10cc37e65b7fc9497c6c197e482e0d1374e02e54d4452c&mpshare=1&scene=43&srcid=1229bvrDpQudvU8nEU69egly#rd

 

 

Radio China International 09/10/2017

Federico Castigliano, un vagabondo della cultura

 

Ciao Federico, so che lavori da più di tre anni come professore all'Università di Studi Internazionali di Pechino. Vorrei sapere in primo luogo che cosa ti ha spinto a venire in Cina. 

Sono venuto in Cina la prima volta quando ero ancora molto giovane, nel 2005, e poi una seconda volta, sempre da turista, nel 2012. Sono stato da subito attirato dalle grandi trasformazioni di questo Paese, dal rapporto tra tradizione e modernità. Così, quando nella primavera 2014 mi si è presentata l'occasione di venire a Pechino per insegnare lingua e cultura italiana all'Università, ho deciso di provare questa nuova via. In quel momento abitavo in Francia, e dopo aver trascorso nove anni a Parigi volevo provare qualcosa di nuovo. Sono venuto in Cina per curiosità, attirato anche da una certa energia e dal senso di ottimismo che qui si può respirare. 

Ti manca qualcosa dell'Italia, del tuo Paese? Ad esempio il cibo, lo stile di vita, le tradizioni? 

Devo dire che non mi sento così legato a un'identità nazionale particolare. Sono nato a Torino, ma ho viaggiato in tanti paesi e ho trascorso molti anni a Parigi. Mi sento naturalmente legato all'Italia e alla Francia, intese come tradizioni letterarie, artistiche e culturali, ma non sono così radicato in un territorio, né credo di appartenere a un Paese o a una sola "nazione". Mi ritegno piuttosto un "flâneur", cioè un vagabondo della cultura. Cerco di apprezzare quello che vedo e le persone che incontro, che siano in Europa, in Asia, o in un'altra parte del mondo. Per quanto riguarda il cibo e le tradizioni locali, devo dire che ci sono molte cose interessanti in Cina. L'importante è adattarsi e avere una mentalità aperta rispetto alle novità. 

So che hai recentemente pubblicato un libro su Parigi e sulla tua esperienza in Francia. Vorrei sapere qualcosa di più. Forse possiamo partire dal titolo: "Flâneur, l'arte di vagabondare per Parigi". Che cosa significa essere un "flâneur"? 

La parola flâneur deriva dal verbo francese flâner che significa «gironzolare», «perdere il proprio tempo». È una parola bellissima, dal suono poetico, ma anche una parola che non si può facilmente tradurre in altre lingue. Il flâneur è un personaggio prettamente urbano, che nasce nella Parigi borghese del 1800. Essere un flâneur significa passeggiare, libero da impegni, e immergersi nello spettacolo vivo di Parigi. In un senso più generale il flâneur rappresenta un nuovo modo di muoversi nella città e di osservare il mondo. In questo senso il territorio in cui il flâneur può operare non si limita a Parigi. Si può svolgere l'arte della flânerie in qualsiasi città del mondo. 

Quando e come è nata l'idea del tuo libro? 

Da sempre mi piace la letteratura francese del diciannovesimo secolo, una letteratura aristocratica, classica nelle sue forme ma estremamente moderna nelle sue idee. Lo studio del personaggio del flâneur nella letteratura parigina è stato oggetto della mia tesi di Dottorato. Ho trascorso tre anni rinchiuso nella Biblioteca Nazionale di Francia a leggere tutta la bibliografia, i saggi e i documenti su questo argomento. Dopo il conseguimento del Dottorato ho pubblicato diversi articoli e ho cominciato a scrivere testi più personali: appunti, pagine di diario, storie tratte dalle mie avventure e delle mie camminate per Parigi. Due anni fa, quando già mi trovavo in Cina, ho pensato che fosse il tempo di raccogliere tutto questo materiale e dargli la forma di un libro. Mi interessava condividere le mie idee, confrontarmi con gli altri e forse dare qualche consiglio a chi volesse provare, oggi, l'esperienza della flânerie. Ho considerato la possibilità di rivolgermi a una casa editrice, ma alla fine ho deciso di lanciarmi in una pubblicazione indipendente. Volevo un libro perfetto, tagliato su misura e curato in ogni dettaglio. Ho tra le mie conoscenze due ottimi editor, uno italiano e uno inglese, che sono molto apprezzati in Italia, e conosco un bravissimo designer italiano che abita a Pechino: grazie a loro la mia idea si è potuta realizzare. Dopo un lavoro molto lungo, durato due anni, il libro è finalmente uscito durante la scorsa estate. È un libro in doppia edizione, cartacea e ebook, e disponibile in due versioni: in lingua italiana e in lingua inglese. Per la distribuzione mi sono affidato a Amazon, che garantisce una diffusione su scala globale. 

Per concludere vorrei chiederti quali sono i progetti per il tuo futuro? Stai lavorando a un nuovo libro? Resterai in Cina? 

Spero innanzitutto di riuscire a pubblicare la versione cinese del libro, alla quale sta lavorando la mia collega dell'Università di Studi Internazionali di Pechino. Credo che il pubblico cinese possa essere molto interessato a questo argomento. Specialmente a Pechino: il sovrapporsi di architetture tradizionali e di aree di sviluppo più recente rende la città particolarmente interessante per la flânerie. Quest'anno penso inoltre di presentare il mio libro e l'arte della flânerie in alcune università a Pechino. Nel frattempo, certamente, sto lavorando a un altro libro. Racconterà il mio viaggio negli spazi di una città immaginaria, una città "generica" e priva di passato, fatta di aeroporti, di supermercati, di grandi alberghi. Questo libro avrà la forma di un romanzo, ma per ora non posso dirvi di più. È un cantiere aperto e credo che ci vorrà ancora un po' di tempo prima di poterlo pubblicare. Per rispondere alla sua ultima domanda, sì, credo proprio che resterò ancora in Cina per un po' di tempo.

http://italian.cri.cn/1741/2017/10/09/101s305889.htm

Beijing International Studies University Press

严肃脸:我真的不是模特,是教授

大概是二外颜值最高的外教,没有之一~

那么,让我们看看学校官网上面是如何介绍他的:

也就是说,他不仅个子高,颜值高,学历也很高,是一位有着资深教学经验的文学副教授,用Federico自己的话说就是“a serious academic”。Wait, are you kidding?你确定自己不是一个模特吗?

或者一个霸道总裁?

这好莱坞大片影星即视感……怪不得明明是一位教授,却总是被错当成模特呢。Federico目现在在我校意大利语系教授意大利口语、视听、地理概况和历史文化课程。

不过问题来了,他到底是不是自己口中所说那样“serious”的人呢?

这就要看意大利语系学生对他的评价了。

在学生们的眼中,Federico是…

什么?说好的serious呢?

不过……我们喜欢

一位“表里”不一的Professor

在学校时,Federico总是衣着讲究,风度翩翩,穿着整洁的西装或衬衫,但他的教学方式却并不“高冷”。上课时,Federico喜欢用丰富的肢体动作来表达或者模仿某些人物,因此他的课堂总是轻松而有趣的。“事实上我从不跟随课本内容去传授知识,所以在我的课堂上,更多的是与学生一起交流,与他们分享他们我自己学到的东西。以这种方式,我喜欢讲课,也喜欢与学生们在一起。”在他眼中,上课是一个交换、分享的过程,老师也可以从学生身上学到很多。

在课堂之外,Federico也很快就与同学们打成一片,有时在进行文学创作时,他也会咨询学生的意见。“我发现,在中国学生和老师之间的关系是很亲密的,在课下他们也会通过微信联系我,关心我的生活,这一点与法国、意大利等欧洲国家非常不同”他说,“这种中国文化很有趣,也可以很好地帮助我的工作。而且现在我住在二外的校园里,但在法国教书时我住在离学校很远的地方。”

总而言之,言而总之,丰富的学识+逆天的颜值+热情开朗的性格+幽默诙谐(简称逗比)的讲课方式=完美!怎么会不受二外的同学们喜欢呢?

十年异国游:

“我不属于任何一个国家”

Federico来自意大利的第三大城市都灵,正如这个热爱自由的游子一样,他的家乡都灵有着“意大利自由的摇篮”之称,是一个包容开放,崇尚自由的城市。

图片来源于网络

    不过,热爱文学的他一直对作家诗人笔下的“浪漫之都”“梦想之城”——巴黎充满了向往。读博期间,Federico就独自前往法国研究学习,拿到Ph.D(哲学博士学位)后也一直留在巴黎,在那里开始了他的学术生涯。那段时间,他经常义务为一些报刊写文章,因此常常熬夜到凌晨,但却乐此不疲。同时,也在学术期刊上发表了很多学术性作品。最近,Federico正在准备发表他的新书,书中的大量素材都来自那一时期的作品。

《Flâneur. The art of wandering the streets of Paris 》这本新书的主题是漫步巴黎,里面有他在那里的亲身经历。有趣的是,1、3、5等奇数章节讲述一些在巴黎街头的所见所闻、趣事和自己的感受,而2、4、6等偶数章节则告诉读者更多关于巴黎的文化、历史和城市地理的信息。这样做是为了更好地把自己的生活经历与所研究的学术成果结合起来,通俗有趣,以供广泛大众阅读。

从巴黎到北京,Federico已经离家十年了。这十年间,他还由于工作或旅行等原因去过布鲁塞尔、伦敦、日本、希腊、巴西等许多地方。每到一个地方,他都很快适应新的生活,也享受那里的异域风情。“我喜欢这些经历,现在我觉得我不属于任何一个国家。但意大利是我的家乡,可能当有一天我想安定下来时,还是会回到那里。”

Italian看北京:摩登,古老,两副面孔都喜欢

现在,Federico来到了中国。其实在此之前,他已经来过中国三次了,还去了上海,天津、广州等城市。在那些日子里,他欣喜地发现中国正处在一个蓬勃发展的时期,到处都充满了机会,他所从事的教育和文化行业也正是如此。

在北新桥 拍摄者:逐冀

在Federico眼中,北京是一个充满活力而又十分安全的城市。经济发达,社会稳定,这种的安全感是一些其他国家所没有的。目前,他对这里还充满了好奇,“北京摩登的一面和和古老的一面我都喜欢”,他享受在优雅安静的咖啡厅进行文学创作,也喜欢走街串巷地逛逛旧京城,在狭小老旧的胡同巷弄里探索这个城市的历史气息。“我经常游逛老北京城的那些胡同,像东四、北新桥等,看那里的人如何生活,”Federico说,“我比很多住在北京的人更熟悉那些曲折的巷弄,在那里我不会迷路”,他希望自己以后也能出一本关于漫步京城的书,最好是在他学会中文后用中文出版。 

在北新桥 拍摄者:王琢

来中国之前Federico一点都不懂汉语,但他丝毫不觉得语言不通是个麻烦的问题。一次,他想要去美发店把头发简单地剪短一些,却不知如何告诉店员,于是不管对方说什么他都回应“OK”,“yes”。最后,发型师自由发挥为他剪成了十分个性的银灰色短发,Federico虽然有些诧异,但还是很开心地付钱离开了,回家后又把头发洗回了黑色。

Federico想学汉语,但又不只单一地学习这门语言,而是去了解它背后所蕴含的文化。就像他会说法语,也十分了解法国文化一样。因此,未来的很长一段时间里,他会继续留在中国,留在二外。此刻的他对未来的生活充满了期待,期待着在这里可以发现更多机会,继续更精彩的生活。

微访谈

小薇:你刚来中国生活时,有没有什么觉得不方便或不适应的地方?

Federico:基本上没有这样的事,我是一个灵活变通的人,可以很好地适应。比如意大利人都是晚上9点吃晚饭,但中国是6点,那我就6点吃饭,没问题。只是这里的空气污染问题令我的家人有点担心。

小薇:你如何评价你的中国学生?

Federico:我的学生们都很好,乐于助人,有礼貌,按时完成作业,唯一的缺陷就是有时他们懒于深入地探索和学习。

小薇:你是不是很在意自己的形象呢?会刻意保持身材吗?

Federico:有时走在路上会有人要求和我合影,不过我不是特别在意自己的形象,也不会买很贵的衣服。但我确实很注重自己的身材和健康,每隔两天去健身房运动或这在户外跑步,有时也会去爬山、爬长城等。我把对自己的身材的管理看作一种训练方式,让自己保持自律,坚定做事的决心,如果没有达到目标我会对自己很不满意。

小薇:你介意别人叫你“外国人”或“西方人”吗?

Federico:“外国人”可以接受,但我不喜欢“西方人”这个称呼,因为这个词有一种政治意

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